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Si nutre di materia la pittura di Elisabetta Bain, materia ritrovata, di casuale provenienza, garze, sacchi, carta, ciottoli, stracci, cartone composti sulla tela (o tavola) a formare abbozzi di paesaggio, coste marine, accenni di quotidianità con la sensibilità di chi apprezza ogni più piccola cosa, ogni minimo gesto.
Colle e malte che danno consistenza e spessore alle composizioni, si lasciano plasmare dai gesti rapidi della spatola che il tempo trasforma in erosioni e screpolature su sfondi resi opachi dal supporto di legno che assorbe avidamente il colore. L'uso dei materiali presi dal mondo esterno è sempre sottomesso ad una composizione rigorosa: partizioni, contorni tracciati con precisione, campiture delimitate dall'impiego di colori acrilici ed olii, a volte spolverati d'oro. Il risultato è una pittura a contrasto, raffinata nella scelta giustapposta dei colori, ricca di suggestioni, che nel mettere a confronto qualità e caratteristiche diverse (lucido e opaco) fa emergere la doppia natura delle cose: sotto tutta l'apparente lucentezza c'è materia grezza (corpo e spirito) che necessità di uguale, e forse maggiore, attenzione e cura.
Cristina Feresin
Il percorso scultoreo di Elisabetta Bain, partito dalla fabulazione intimistica delegata al sentirsi donna-madre, oggi si riapre nella presa di coscienza e di appartenenza ad un mondo primigenio, in cui la "dimensione donna" nell'arte si appropria di tutti quei valori che la società troppo maschilista, fin qui, avrebbe potuto alterare. Nelle composizioni più recenti lo sguardo dell'autrice non si accontenta di percorrere lo strato epiteliale delle sue elaborazioni, di accarezzarlo, di distribuire sapientemente le luci sulle superfici, ma sente il bisogno di esplorare l'interno, di impossessarsi dei misteri delle molecole in un'operazione maieutica che dal di dentro la porta a ricomporre ogni suggestione formale, nella struttura compiuta che le riconosciamo. La coscienza della forma non lacera mai quel rigore espressionista che in lei identifichiamo anche quando l'artista è tentata di uscire dal suo modulo per esplorare che cosa nasconde la tensione tra l'involucro e il nucleo, tra la forma esteriore e quella interiore. Nelle opere più recenti, infatti, le composizioni ci appaiono quasi soffiate nella materia, in un efflato che è insieme atto di pura creazione e sogno, quando il sogno può essere prolungato di vita, o vita vissuta in uno spazio più libero.
Una produzione plastica in cui primeggiano le terrecotte, materia che per la calda duttilità è congeniale alla nostra scultrice anche se altri apporti fanno ormai parte del bagaglio sperimentale, magari - ancora - nel chiuso dello studio, dove le tentazioni diventano possibili rivelazioni. Positive rivelazioni, anche oggi. La dimensione
spirituale dominante nelle opere di Elisabetta Bain, non esclude, mai, la terrestrità, l'umanità delle sue figure, anzi ne esalta quel misto di pathos e pietas (riconoscendo il confine che separa il sentimento puro dalla consuetudine del gesto sentimentale) che diventa " misura", come timbro ideativo ed emozionale per siglare un'intera produzione d'arte.
E' proprio la qualità di questo timbro ideativo ed emozionale che ci porta alla riscoperta esaltante della persona umana, attraverso registri formali che altro non sono che annunciazione dell'umano in un mondo, in un tempo di grandi movimenti di crisi, di blocchi, di spinte incontrollate, e in questo caos Elisabetta Bain ha saputo offrirci l'immagine della poesia nell'essenziale plastico e nel concetto di un nuovo esistenzialismo, come possibile salvazione.
Alerino Musiani
Elisabetta Bain nasce a Monfalcone. Compie gli studi all'Istituto Statale d'Arte di Gorizia, seguendo il laboratorio di pittura del prof. Cesare Mocchiutti. In seguito segue corsi di ceramica diretti dal prof. Ciullini a Trieste. Nel contempo si accosta e frequenta i laboratori e gli studi di valenti scultori contemporanei nella nostra regione (Balcone, Simonetti), riuscendo ad assimilare ed acquisire tecniche e pensieri
d'avanguardia. Ha partecipato a numerose rassegne collettive e ad importanti presenze in personale.
Mostre recenti
2000
Personale c/o Comune di San Canzian d’Isonzo
2001
Collettiva Artisti per Venezia, Scoletta San Zaccaria, Venezia
Collettiva c/o Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Sistiana (Ts)
Personale c /o Enoteca Regionale “La Serenissima”, Gradisca d’Isonzo (Go)
2002
Collettiva Castello di Trieste, Trieste
Collettiva Galleria Tergesteo, Trieste
2003
Collettiva Art Gallery 2
2004
Personale “Cosmo Donna” Mostra sculture in terracotta, c/o Comune di Sagrado (Go)
Personale c/o Azienda Agricola Lorenzon, Pieris (Go)
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La mano dell'invocazione
scultura

Marina
tecnica mista olio su tavola
cm80x80
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