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Sulla tela bianca un nitido segno di matita delinea, senza pentimenti, i contorni della figura femminile. L’icona si sostanzia con le prime ombreggiature, acquista rilievo per il depositarsi dello sfondo attorno al profilo del corpo. La figura lievita e la sua trasparenza si esalta in contrasto con la diversa consistenza dei sedimenti irregolarmente addensati attorno ai contorni. Sembrano i detriti di un’onda che, dopo aver investito la figura di donna, si ritirano fissandosi come ombra simbolica per rivelarne le pulsioni più intime sostanziando, per contrasto luministico, il corpo.
Frammenti di volti, accenni naturalistici, segni organizzati in funzione decorativa formano una fitta trama, una sorta di palinsesto che emerge baluginante da sotto lo strato della pennellata colante mentre la donna di Un’altra da me avanza a capo chino. Nella tela raffigurante Un amore tutto mio, la stessa figura femminile viene esaltata dalla luminosità dello sfondo incontaminato e i tratti del volto in penombra si precisano rivelando il dolore lacerante della separazione e la gioia sconfinata che accompagnano la nascita di una nuova vita. Come in un caleidoscopio le immagini della donna offesa ed umiliata che coraggiosamente leva le braccia al cielo proclamando Sono viva, si alternano alla sognante riflessione del Dopo ed al languido momento del Risveglio. Ma nelle chiare tele di Marina Legovini ritroviamo anche trepidanti riflessioni sull’infanzia da proteggere, risolte pittoricamente con un braccio quasi invisibile che sorregge i Bambini per salvaguardarne il diritto alla spensieratezza e alla serenità. Un diritto che si spezza nel racconto della Sposa, dove la lievità del tessuto pittorico è come un velo di pianto posato sul tragico destino di una bimba. Vite infrante di cui si deve sapere per crescere, per salvaguardare il sé dell’anima e del corpo femminile, per dare sostanza alla delicata evanescenza di chi, come Martina, si affaccia alla vita.
Annalia Delneri
Una volta le chiamavano “mani d’oro”.Con mani così,tenacia e pazienza da artigiano di gran qualità, sete di bellezza, estro e fantasia, com’era prevedibile Marina Legovini ha sfondato il sottile diaframma che separa l’arte applicata dall’arte così detta “pura”,cioè senza fini pratici,lasciando che reciprocamente l’una dia nutrimento all’altra. Dai forni dei laboratori di Calle Corona in Gradisca d’Isonzo ecco dunque uscire a getto continuo smaglianti piatti di ceramica più adatti a decorare una parete che a contenere frutta e biscotti, e grandi vasi dal corpo perfetto che tutt’al più potrebbero reggere una rosa, ma indubbiamente vanno guardati come sculture.
Nati come ricerca di forma assoluta,non richiedono altri fronzoli perché bastano a sé stessi e vogliono essere semplicemente guardati. Tanta tensione di bellezza, di perfezione, ha siglato anche le tele dipinte da Marina, facendo coincidere il suo fare arte con i modi di molte artiste, ieri trascurate e oggi continuo oggetto di studio, cioè un procedere che conquista la superficie del quadro millimetro dopo millimetro, con metodo, nitore, senza pentimenti, seguendo più che il gusto della sperimentazione un intimo progetto di conoscenza delle cose , indagate con la curiosità assorta di un bambino che penetra in ogni dettaglio e lo memorizza come evento magico.
Non sorprende dunque il suggestivo richiamo a Giorgia O’Keefe e della sua opera su Marina che ha riconosciuto fin da quando si è incamminata nel mondo dell’arte un profondo legame con questa artista. La conobbe vent’anni fa attraverso una monografia, se ne innamorò, più tardi andò negli Stati Uniti per conoscere la sua opera da vicino. Personalmente ritengo importante per un’artista eleggersi un maestro per affinità profonde e non per frequentazione, meglio riconoscerlo nel passato per l’aurea mitica che il tempo addensa attorno a queste figure,per qui echi e rimandi raggiungono modulazioni complesse ed inattese.
Ed è allora possibile creare mondi curiosi in cui uno spirito del passato si rivesti in uno del presente dando l’avvio all’ibridazione e la metamorfosi delle forme. Ecco dunque i gigli, le calle, le rose, i fiori di magnolia di Marina sembrano generati dalle terse atmosfere dalle quali emergono,sostanziate dalla medesima materia , e talvolta assumono connotati zoomorfi senza denunciare traumi oscuri, ma piuttosto con la naturalezza e l’allegria di chi vive serenamente il proprio segno alla luce degli affetti. Il senso dell’armonia, di agio psicologico che emana dai quadri di fiori di Marina ci parla di come sia stato accolto il messaggio di Georgia O’Keefe attraverso l’etere,di come sia stato rielaborato da una benevola vocazione alla vita’ di come ne sia stata espulsa l’angoscia’ di come una sessualità vissuta con difficoltà da una donna d’altri tempi si possa riposare nel grembo della natura filtrando attraverso un’esperienza positiva pienamente vissuta nel presente.
Dora Bassi
Curriculum e Biografia di Marina Legovini:
1978
Diploma di maestra d’arte applicata
Seconda classificata al premio Viareggio sezione grafica.
Fonda con l’ausilio dell’associazione diversamente abili della provincia di Gorizia la cooperativa di ceramica a sfondo sociale “La Felce”unica nel suo intento a livello nazionale.
1984
Riprende gli studi a Venezia, presso la “Scuola Internazionale di Grafica”.
Frequenta i corsi di incisione calcografica,litografia ,serigrafia.e tecniche sperimentali con il maestro Licata.
Illustra con due acqueforti “Le arti che van per via” e “Maschere Veneziane”.
Partecipa a mostre e collettive a Parigi e Roma qualificandosi al Museo di San Paolo del Brasile con la vendita dell’acquaforte “Venezia Riflessa”.
Studia e lavora presso la scuola come assistente degli insegnanti.
1985
Illustra con dieci acqueforti il volume “La contea di Gorizia illustrata dai suoi figli” per il conte Leonardo Formentini.
Personale di grafica alla galleria “ll segno Grafico di Venezia”.
1986
Frequenta uno stage presso l’Accademia Raffaello di Urbino per il libro antico e perfeziona la tecnica del bulino.
Illustra il volume “Quajaruladis”fra storia e fantasia dello scrittore gradiscano Bruno Patuna già direttore della galleria regionale Spazzapan.Il volume nella sua veste particolare è interamente scritto e stampato su carta fatta a mano;pregevolmente rilegato e contenuto in un cofanetto .
1989
Inaugura la propria bottega d’arte “creatività”.Negli anni a seguire rappresenta la regione Friuli Venezia Giulia per il settore dell’artigianato artistico della ceramica e l’incisione calcografica.
E’ socia del consorzio regionale “La Torre”
1990
“Longobarte” a Villa Manin e al Museo di Cividale del Friuli.
1991
“Piazza Italia” a New York a cura di Titti Carta.
1992
“Mani Operose e Mani Ispirate”presso la chiesa di Sant’Antonio a Udine in occasione della visita del Santo padre Giovanni Paolo II.
1993
“Abitare il tempo” Verona fiere”.Concorso internazionale “L’Oggetto neoeclettico”. Presenta “Melusina”.La tavola illustrata viene selezionata dall’architetto Ugo La Pietra Pubblicata ed esposta nella sezione sperimentale “Art of Living” in collaborazione con lo Studio di design Fitch di Londra.
Interpreta e realizza sei piatti segna posto con smalti e oro zecchino Collezione presentata ad “Abitare il Tempo”.
1994
“Abitare il tempo” stand personale.
Partecipa con l’opera “Foglia di Vita” alla mostra “Il Giardino Domestico” nel settore della fiera progetti e territori” Friuli Venezia Giulia a cura dell’architetto Ugo La Pietra.
Realizza su design di Marika Carniti Bollea la lampada “Diadema”presentata nella sezione “I laboratori Metalprogettuali”.
1995
Su disegno dell’architetto Ugo La Pietra realizza la collezione “Miramare”presentata a Ferrara nell’ambito della Fiera Arte e restauro sezione “Book Shop”per i musei.
Nasce Martina
2000
Mostra personale presso lo “Spazio Culturale della Torre” Banca Cariplo a Gorizia.
Mostra collettiva a Pirano con il patrocinio del comune di Fogliano nell’ambito della comunità italiana in slovenia per la rassegna “ Visioni Sonore” Casa Tartini.
2001
Organizza la Mostra “Croce e Delizia” collettiva di ceramica delle sue allieve presso lo “Spazio Culturale Della Torre” Banca Cariplo di Gorizia.
2002
Partecipa al concorso Internazionale di ceramica “Un oggetto antropomorfo” organizzato dal Comune di Nove di Bassano presso il Museo Civico della Ceramica Presenta l’opera “Rondine di Mare” che viene selezionata per il contenuto innovativo di ricerca formale unito alla riproducibilità a livello industriale.
2003
Mostra personale alla Biblioteca Statale Isontina di Gorizia.
2004
Insegna l’arte della ceramica all’Istituto Statale d’Arte Max Fabiani di Gorizia.
Collabora in qualità di decoratore d’interni e responsabile di zona per l’arredo per la ditta Visma 3 di Treviso.
2005
Collabora con l’interior design Bortolo Augusto Menon in qualità di interior decorator per locali pubblici e case private.
2010
Progetta per la Ditta Patina Italia una linea di servizi da tavola e complementi di arredo destinati al mercato internazionale.
Personale :“DONNE CHE DANNO” Auditorium San Rocco centro storico Grado.
Personale :“CHIARO SCURO” ,galleria d’Arte “La Fortezza” Gradisca d’Isonzo Gorizia presentata dall’artista Luciano de Gironcoli
Collettiva "Rosa" Palazzo Vanelli Terzo d'Aquileia Gorizia
Personale :da "Terra e Vini" tenuta Livio Felluga per la giornata internazionale della donna internazionale.
Personale : "DONNE CHE DANNO" Chiesa di San Rocco a Grado Gorizia con intervento personale alla visita della mostra
Biennale d'Arte Giuliana Gorizia "Sala Dora Bassi" Auditorium della Cultura Friulana.
Presentazione del volumetto 1780-1918 Canti militari degli italiani d'Austria del litorale" dello scrittore Todero e a cura dell’associazione culturale “Costumi tradizionali Bisiachi
Personale :nell'ambito della rassegna "BIANCO D'AUTORE" organizzato dall'azienda Zuani con il patrocinio della Provincia di Gorizia. Presentata dal critico Cristina Feresin.
Rassegna d'Arte Presepiale Villa Manin di Passariano Udine 8 racconti pittorici sul tema della "Pupa Bisiaca".
Collettiva "Dalle mani delle Donne" a cura del SOSMI di Cividale del Friuli Udine.
Personale: "IL VOLTO è TRATTO" Katy House Gallery" Monfalcone presentata dalla critica Carolina Lio
Collettiva " Invito al Collezzionismo" Galleria d'arte "La Fortezza" di Gradisca d'Isonzo Gorizia.
2011
Personale :"Una storia d'amore tutta per me" opere pittoriche presentate alla rassegna "VOCI DI DONNA" organizzata dalla Provincia di Gorizia in occasione del8 marzo presentata dalla curatrice per i musei provinciali Annalia Delneri
Intervento sull'arte nell'ambito degli appuntamenti per l'8 marzo organizzati dal comune di Turriaco in collaborazione con l'Associazione "la Que Sabe".
Personale: "VOLTO A RENDERE" alla Loggia della Gran Guardia nell’ambito della rassegna “Arte in Fortezza” Palmanova presentata dalla docente Anna Bonato,
Collettiva presso la provincia di Gorizia nell’ambito della giornata della Croce Rossa, a cura di Luigina Soranzio e Antonia Blasina Miseri.
Personale: “L’ARCANO SOTTILE” Museo della Civiltà Contadina di Farra d’Isonzo . Curatore Adriano Gon critica Eliana Mogorovich.
Biennale giuliana palazzo Veruda Trieste
Inaugurazione “La Diga” L’Isola di Trieste con le sculture di Marcello Mascherini e i dipinti di Marina Legovini Sala della Torre, curatrice Eva Comuzzi
Collettiva di pittura e ceramica “Con-Tatto” a cura dell’associazione “Crali” Sala Dora Bassi Gorizia presentazione di Emanuela Uccello.
Villa Toppo Wassermann di Travesio (PN) collettiva d’arte e poesia a cura del critico Enzo Santese
Galleria “Nuova ArteSegno” di Udine collettiva d’arte e poesia a cura del critico Enzo Santese
Sala Baroncini delle Assicurazioni Generali arte e poesia a cura del critico Enzo Santese
Istituto italiano di Cultura a Lubiana collettiva d’arte e poesia a cura del critico Enzo Santese
Selezionata al premio internazionale O.R.A. a cura della critica d’arte Carolina Lio e 20 fra le maggiori gallerie italiane d’arte contemporanea .
Cura presso la “Corte dell’Arte”di via Carducci a Gorizia una serie di laboratori, aperti a tutti, per l’apprendimento delle tecniche sulla modellazione con l’argilla, dell’incisione calcografica, del disegno e della pittura.
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