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Adriano Gon

Data e luogo di nascita: Staranzano
Via Dei Fabbri, 2, 34124, TRIESTE
Tel. 040 307366

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Biografia

Dopo gli studi all’Istituto d’Arte di Gorizia, sotto la guida di Miela Reina, Agostino Piazza e Cesare Mocchiutti,
inizia a lavorare nel campo del design grafico (1977/1981).
Prosegue la sua attività a Milano, negli studi di Bruno Bozzetto,
realizzando in qualità di scenografo cortometraggi per programmi televisivi (Quark ‘81/’83).
Nel 1982 inizia ad illustrare racconti per l’infanzia pubblicando i primi libri con Schneider Buch/Monaco,
l’ Editrice La Scuola/Brescia e Piccadilly Press/Londra.
Dal 1985 al 1992 vive e lavora a Londra.
Ha al suo attivo un’ ottantina di libri illustrati per le maggiori case editrici internazionali:
Heinemann London, Walker Books, Hamish Hamilton, Penguin_Puffin Books, Macdonald Young Books,
Simon and Shuster Books, Cambridge University Press,
Oxford University Press, Dorling Kindersley, Random House Group
ed italiane: Salani, C’era una Volta, Feltrinelli, Piemme Edizioni, Emme Edizioni, Il Castoro,
Einaudi, Mondadori, Panini.
Le diverse esperienze maturate nei molteplici campi dell’attività grafica ed artistica
influenzano la sua ricerca verso diverse tecniche espressive,
dalla calcografia alla pittura, performances ed alle installazioni.
Da molti anni si dedica con maggior attenzione alla produzione ed alla realizzazione
di progetti multimediali in collaborazione con altri artisti per un più
vasto e sperimentale utilizzo dei linguaggi visivi contemporanei.
Da allora ha realizzato un centinaio di mostre tra personali e collettive,
ed i suoi lavori vengono espostii e pubblicati in diversi paesi quali
Italia, Croazia, Slovenia, Bosnia, Spagna, Repubblica Ceca,
Inghilterra, Germania, Usa, Messico e Sud Korea.
Dal 2008 inizia la sua collaborazione come docente con
l’Università degli Studi di Trieste,
e con la Libera Accademia di Belle Arti “Scuola del Vedere” di Trieste.

Recensioni

Lavagne/ Diari
… Inventariare, ossia “elencare e descrivere le cose trovate in un luogo”, presuppone una ricerca, il cui luogo, per Gon,
è sempre il corpo e l’animo umano.
Sin dalle Anatomie l’artista si apre alla messa in opera di “cose trovate”, ma sempre entro il principio di una
narrazione che, approdata al corpo aperto e pluralistico, considera la razionalità (del disegno, dell’incisione, dell’inventario)
come frutto di confluenze diverse: degli stati mentali, emozionali e sensoriali, che di pari passo sul fronte
tecnico vedono l’intreccio del segno e del colore, tradotti anche in formalismi oggettuali,
in corpi aggettanti, come quelli delle formelle e della scultura Homo Crucis…
Nelle Lavagne, così come nei Diari, la raccolta delle “cose trovate” sfocia nella sottile messa in scena di una
simbologia del quotidiano.
Frecce che punteggiano le più diverse segnaletiche e che ammiccano alla propensione di Gon come grafico e comunicatore,
segni di negazione e cancellazione, piccole tracce su fondini colorati e coaguli materici di valenza più pittorica,
circuiti elettrici e riferimenti a parti meccaniche e marchingegni operativi, concorrono alla rappresentazione
di quel corpo che, dopo essere stato inciso e aperto, si presenta come coagulo magmatico ed elettrico in cui
la valenza materica si fonda con quella cerebrale e spirituale.

Sabrina Zannier

 

Diario Minimo
…La condivisione di questo libero fluire del pensiero dell’artista offre l’opportunità
di mettere a fuoco alcune delle direttrici tematiche e formali che guidano il percorso artistico di Adriano Gon.
Prima fra tutte la ‘grafia’, al contempo oggetto e strumento di studio, declinata in tutte le sue forme.
Un’operazione che tuttavia viene stravolta dalla contrapposizione fisica e cromatica con frammenti, indecifrabili,
schemi meccanici, scale metriche, pantoni e codici numerici strappati all’esplicito e al consueto
dalla quotidianità sensoriale.
… Queste piccole ipotesi di connessione, affidate a impasti di colore, grafite carta e colla, sembrano suggerire
che il manifestarsi del legame tra esterno ed interno risieda tanto nel processo di raccolta e di custodia delle tracce
lasciate dall’uno e dall’altro quanto nell’ardire di mettere in gioco sul terreno
fragile e transitorio del percepibile piuttosto che del commensurabile.
Il risultato sono dei piccoli esperimenti di ricombinazione, soggetti ad errori e a fortuiti incidenti,
che per dimensione ricordano un gioco da viaggio- come l’artista stesso suggerisce in
alcune impertinenti ‘trie’ cortocircuitate- ma che al tempo stesso del gioco d’origine
conservano la serietà e il rigore d’intenti…. quello di creare spazi fisici in cui il dialogo possa avere luogo e fiorire…
un grembo materno dove il topos privilegiato possa fluire indisturbato in un dialogo magico e segreto.

Alessandra Knowles

 

Eros, Thanatos, Logos
Le tavole di Gon si propongono quali cose in sè, nessuna ulteriorità, tutto è dato di superficie che,
in quanto tale, attrae e assorbe nella sua immediatezza l’attenzione dell’osservatore, la cui arguzia ora dovrà mettersi al lavoro.
Starà a lui rinvenire indizi, possibili tracce, un senso.
Alcune lettere, uno scarabocchio, un cuore cancellato, un cuore ferito, una macchia di umidità che simula una nuca,
con tutta la densità di una mente vista dal retro dei suoi pensieri... questo il massimo del raffigurato.
Siamo invitati a pensare che l’enigma è qualcosa che si dà/togliendosi, perchè “ il Dio parla per enigmi” se ci parla...
Il divino mistero si annida sotto la soglia del riconoscibile, dell’iconico-rappresentativo, dell’analogico-concettuale,
laddove la percezione si perde...
Occorre dunque abbandonare completamente lo sguardo sull’enigma delle superfici,
lasciarlo scorrere liquido, in rivoli, che si disorienti, per sbigottirsi: Eros Thanatos Logos, ovvero - dialetticamente-
l’ ordine che nasce dal gioco tra ciò che unisce e ciò che dissolve, tra l’ardore del contatto,
della fusione/compenetrazione, con la sua antitesi, la distruzione completa.
Il divino è potenza: dà la forma e la vanifica, tesse e tiene assieme l’ apparentemente inconciliabile.

Gianni Spizzo

 

Nel variegato e controverso mondo dell'arte contemporanea, la caratterizzazione di uno stile
determinato è la condizione fondamentale non solo per identificare l'opera di un artista, la sua
cosiddetta 'riconoscibilità', ma anche per definirne la capacità tecnica, il punto focale di
un'indagine spesso incessante e protratta nel tempo. Ma il caso di Adriano Gon pare sovvertire
questa regola non scritta ma implicitamente accettata dagli addetti ai lavori. Infatti, Gon è artista
eclettico e multiforme, dotato di un'espressività 'centrifuga' che certamente deriva da un'intensa e
metodica preparazione ma, ne siamo certi, anche da un'esigenza tutta interiore di scoprire inediti
orizzonti mettendosi alla prova senza confinarsi entro i limiti di una corrente stilistica. Ed è proprio
questa peculiare preparazione ad emergere in misura incontrovertibile, esaminando il corpus della
sua vasta produzione. Adriano Gon conosce il mondo della grafica, dell'illustrazione così come la
semplificazione tutta Pop di una certa rappresentazione di scuola americana. Allo stesso modo, è
fortemente attratto e coinvolto nel minimalismo informale, dove tutto si gioca nella rarefazione
cromatica e lineare, e dove predomina la tendenza 'del togliere piuttosto che del mettere' nel
confronto con il Nulla possibile. Neppure la concezione del 'ready-made' di memoria dadaista, con
i suoi precetti anticonvenzionali, gli è estranea. Ovvero il gusto di creare l'impensabile partendo
dall'osservazione degli oggetti del quotidiano, come, ad esempio dei contenitori di plastica che,
filtrati dal suo sguardo, assumono una particolare dignità estetica. Ma, in un'idea della
rappresentazione che non finisce di stupire, ciò che sorprende ancora di più è la straordinaria
capacità di destreggiarsi con pari naturalezza dall'analisi di progetti e circuiti (resi con precisione
ingegneristica) ed indagini anatomiche (simili a tomografie e scintigrafie) alla sintesi di quelle
stesse idee, che restituisce composizioni con pochi ma incisivi tratti, dove vediamo viti, bulloni,
cuori, parti anatomiche, simbologie come pure evocazioni, probabile riferimento al mondo
esoterico. Analisi, sintesi e superamento delle stesse, verrebbe da dire, per dirigersi verso il centro
del problema, ovvero del suo pensiero, che concepisce strade diverse dirette verso un unico fine,
quello del Senso che governa tutte le Cose visibili ed invisibili. E' come se Adriano Gon non volesse
precludersi nulla nello scibile espressivo per una sua naturale vocazione di ricercatore umanista e
scientifico. Tutto gli suscita meraviglia, attenzione, voglia di comporre, scomporre e realizzare
quell'idea che è dentro la sua mente prima ch'essa svanisca e vada perduta per sempre. Il suo
creare equivale a conoscere, e nel rappresentare si interroga sugli infiniti prodigi della vita e le sue
misteriose leggi. La conoscenza del 'mestiere' non può essere dunque messa in discussione,
unitamente ad un'incontinente vivacità intellettuale. Forse potremmo muovergli l'appunto di non
focalizzarsi su un tema sposando magari la famosa riconoscibilità stilistica. Ma, tuttavia, Gon non è
tenuto a prendere alla lettera questo suggerimento tanto caro ai critici. Probabilmente, non
rispecchierebbe la sua natura versatile ed in perenne movimento interiore. E ci potrebbe
rispondere che il nostro stesso cervello è suddiviso in due emisferi, quello destro e quello sinistro,
che adempiono a funzioni diverse ma complementari, rispettivamente di creatività 'emozionale' e
logica di sintesi immediata. Questo significa, semplificando, che ognuno di noi ha un 'cervello
poeta' ed un 'cervello ingegnere'. Forse, questo è l'insegnamento – relativamente esplicito – che
Adriano Gon ci vuol far percepire, in un'arte del molteplice e del multiforme che non vuol essere
confinata in alcun dogma o stilema precostituito, ma che contiene in sé una considerevole
ricchezza espressiva.

Giancarlo Bonomo

Mostre

“The Shop”
London/ United Kingdom
Visioni
Fondazione Teatro Carlo Felice
Genova_Italia

Anathomies
Sala delle Esposizioni
“Casa Tartini “Pirano, (Slo)

Visioni
Sala Congressi Spotorno Palace
Genova_Italia
 

Anathomies
Ilidza International Art Meeting
Sarajevo_Bosnia
 

Homo Crucis
Romberg Arte Contemporanea
Latina_Italia


“Land Art”
Koppenleiten/ Bechesgaden
Germany
Sants for a Day

“Studio Tommaseo”
Trieste Contemporanea

“Through Our Eyes”
International Art Foundation
Trieste _Italia
 

Shooting Star
NINE DRAGON HEADS
Chongju, Munnuì /South Korea

OPUS “ Anatomies”
Association le “Maettle“
Les Arts au Vert
Strasbourg/ Barr/
Haguenau/ Munster

NEXO
Circulo de Arte de Toledo
Toledo, Spain
Sala de Exposiciones

Ermita de San Roque
Seguencia, Spain

OPUS X Minimalia
Galleria Grasi
Amsterdam, Nederlands
 

“Abierto Por Obra”
Galeria Cruce
Madrid, Spain

Galleria ARTES
Sala Civica Cormons

Exibition MMM Art
Nova Gorica_Slovenia

“Diario Minimo”
“Palacio de Albaicin “

Noja, Santander
Cantabria_Espana

“Opere”
Assessorato alla Cultura
“Museo di Sant’Agostino”
Genova_Italia

Ponte Internazionale d’Arte
Contemporanea_ Gruppo ‘78
Museo Arocena
Torreon _Messico

Ponte Internazionale d’Arte
Contemporanea_Gruppo ‘78
Espacio Escultorico

La Telarana e La Calera
Oaxaca_Messico

Stereotypes in Art
Museo Etnografico
Zagabria_ Croazia

“XXL”
Grandi autori, grandi opere
Galleria La Fortezza
Gradisca d’Isonzo_Italia

Galerja SADIC’
Filozjici
Cherso_ Croazia

Stereotypes
Labin Edition
Gradska Galerija Labin
Croazia

You Are Here
Prints & Lightboxes
Galleria La Fortezza
Gradisca d’Isonzo_Italia

ART EKO
Sale del Castello
Sevnica_ Slovenia
Tomizza Forum
2015_16_17

Hod po Rampi / In bilico sulla Sbarra
Lavoro Nero/Black Work
Galerija Grin
Umag (Hr)

Palazzo Gravisi_ Santorio
Capodistria (Slo)

Work in progress
Galleria Comunale
d’Arte Contemporanea
Monfalcone_Italia

“Opere”
Cittàdella della Scienza
Sala Marie Curie
Napoli_Italia

Sygno/ Machine
“Palacio de Albaicin “ Noja
Cantabria_Espana

Otono 2007
Galeria Espiral
Meruelo_Espana

“Sul filo degli orizzonti del mondo”
Chiesa di Sant’ Antonio Abate
Udine

Tabula Rasa
Gradska Galerija Turnac
Novi Vinodolski
Croazia

Kualla Dhoka
Nepalese European
& British Contemporay Art
Katmandu Arts centre
London_ England

Diario Minimo
Galerija Ana Katerina
Kraljevika
Selze, Croatia

Refused
Gypsoteke / Dregs
Camere Chiare
Università
degli Studi di Trieste

La Vertigine del Sacro E+T+L
Prologo_Galleria Art
Gorizia_Italia

La Paura dell’Altro
YOU ARE HERE
Stazione Rogers
Trieste_Italia

Trasversalità’
Italienisch
Österreichischer Kulturverein
Salisburgo
Austria

Nec Spe Nec Metu
Zavicajna Galerija Banjole
Medulin /Croatia

3 Paw
Nine Dragon Heads
Centre Pasquart
Central Place/ Lago Lodge
Biel Bienne/ Bern
Switzerland

Results of the Day
Off-Space “Lokal-international”
Biel Bienne/ Bern
Switzerland

Profezie
Musei Provinciali di Gorizia
Palazzo Attems
Gorizia_Italia



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