Martina Michelin è un’artista visiva la cui ricerca si sviluppa attorno alla materia, alla memoria, al gesto e ai processi di trasformazione. Il suo rapporto con l’arte nasce molto presto attraverso la ceramica e prosegue negli anni attraversando linguaggi e tecniche differenti, dalla grafica alla pittura figurativa fino all’espressione astratta e materica.
La varietà del suo linguaggio nasce da una ricerca che mette il messaggio al centro dell’opera: materia, colore, segno e forma vengono scelti di volta in volta per rendere visibile ciò che chiede di emergere.
Con Fuori dalle righe la pittura diventa spazio di libertà, gesto istintivo e superamento dei confini interiori. La ricerca prosegue con Anatomia di un risveglio, ciclo in cui stratificazioni, fratture, superfici e materia indagano identità, trasformazione e ricomposizione.
Nel 2026 nasce Geografie della Memoria, un progetto profondamente legato al territorio dell’Isonzo, ai suoi paesaggi, alle parole dialettali e alla memoria collettiva. Luoghi, gesti e frammenti di vita quotidiana vengono trasformati in superfici materiche nelle quali il ricordo assume una dimensione condivisa. La serie viene presentata nell’ambito delle Notti del Vino a San Pier d’Isonzo.
Nello stesso percorso di ricerca prende forma Memoria Fossile, in cui l’attenzione si sposta verso le tracce più antiche lasciate dall’uomo, dagli animali e dalla materia. Fossili, pitture rupestri, sedimentazioni e reperti diventano elementi simbolici attraverso cui interrogare il rapporto tra presenza, assenza e permanenza della memoria.
Nel 2026 pubblica Stanze, Pozzi e Sigilli – un viaggio per attraversare il giudizio, un libro che attraversa temi profondamente attuali: il giudizio, l’identità, la memoria, le aspettative, il dolore e il cambiamento. Attraverso paesaggi interiori, esperienze vissute e metafore potenti, accompagna il lettore a riconoscere nelle proprie difficoltà possibili punti di passaggio, trasformando ciò che pesa, limita o ferisce in occasione di consapevolezza e nuova possibilità. Un viaggio intimo e universale, nel quale la storia personale diventa specchio e apre domande che appartengono a molti.
Accanto alla produzione artistica e alla scrittura, Martina sviluppa percorsi nei quali pittura e processo creativo diventano strumenti di ascolto, consapevolezza e trasformazione. Collabora con enti e istituzioni in progetti artistici e partecipativi, tra cui Tracce di donne, realizzato con il Comune di Ronchi dei Legionari nell’ambito dell’invecchiamento attivo, e VerdArte – Il Sale del Gesto, sviluppato a San Pier d’Isonzo. Da ottobre 2026 inizierà inoltre l’attività di insegnamento presso l’UTE di Monfalcone, con un percorso dedicato alla pittura emozionale astratta.
La sua ricerca continua a muoversi tra dimensione individuale e memoria collettiva, materia e simbolo, esperienza personale e territorio. Vive e lavora in Friuli Venezia Giulia con il progetto artistico MyOm Arte Grafica.
Le esperienze di Martina nell'uso di diverse tecniche artistiche - dalla ceramica alla grafica - e la sua abilità nella combinazione di queste si riflettono nella sua opera pittorica e sono strumenti efficaci del suo personale e intenso messaggio artistico. I suoi volti di donna nascono da un percorso doloroso di esperienza interiore e di riflessione su temi ancor oggi difficili da trattare nella nostra società, quali la violenza di genere e il rispetto. I volti si fanno potenti testimoni a livello visivo di ferite profonde, fisiche ed emotive. Martina usa il segno grafico con un effetto di grande impatto emozionale, per dare evidenza a ciò che a parole è impossibile dire. Cosi colature d’oro - che ricordano l'arte ceramica del Kintsugi giapponese - solcano i segni sul viso, li riempiono e riparano, li fanno resistere/ri-esistere. Il volto violato riemerge con una straordinaria trascendente bellezza. In alcuni ritratti, fiori dai colori ardenti si impadroniscono dei contorni, fino a fondersi con l'incarnato e stillare gocce vistose, il colore è la manifestazione evidente della sofferenza, il fiore-simbolo ne esce trasfigurato e diventa messaggio manifesto. Ciò che accomuna queste donne è la forza di riscatto positiva che emana dallo sguardo, consapevoli e fiere, sono un messaggio di forza ritrovata e determinazione. Si diventa compartecipi del loro vissuto, toccati profondamente e ispirati dalla capacità di trasformazione e elevazione verso una nuova vita. Le sfumature di colore, brillanti e materiche sconfiggono il grigiore e portano speranza, il colore si fa mezzo per esprimere la volontà dell'artista di esorcizzare e superare i momenti bui, con l'impegno delle sue donne, padrone finalmente di s6 stesse, pronte a cambiare il mondo con I'obiettivo di renderlo migliore.
Daniela Magrin
2024:
2025
Mostra collettiva, Centro Culturale di Milano a cura di Jelmoni Studio Gallery
Mostra collettiva, Galleria Art Time di Udine
Mostra collettiva "Mondi senza tempo", a cura di Eclipsis Style Project, Assisi