Martina Michelin (San Pier d’Isonzo, 1980) è un’artista visiva che sviluppa una ricerca centrata sul linguaggio materico, sul gesto e sui processi di trasformazione interiore. Si avvicina all’arte frequentando il laboratorio della scuola paesana intitolato a Germano Masetti, dove intraprende le sue prime esplorazioni nella ceramica e nelle tecniche espressive basate sulla materia. La sua produzione attraversa sia l’astrazione emotiva che il figurativo simbolico: dalle tele gestuali e stratificate del ciclo Fuori dalle righe, dedicate alla libertà interiore e alla disobbedienza creativa, ai lavori materici di Anatomia di un risveglio, in cui volti e superfici emergono dalla materia per indagare identità, fratture e ricomposizioni. Pur attraversando linguaggi visivi diversi, il lavoro di Martina mantiene una coerenza profonda che risiede nel messaggio. Ogni opera nasce da un’urgenza tematica — un nucleo emotivo o simbolico — che determina la scelta dei materiali, delle forme e delle tecniche. La varietà stilistica non è dispersione, ma aderenza al contenuto: ogni linguaggio viene scelto per amplificare e rendere leggibile il senso dell’opera. È il messaggio a guidare la forma, non il contrario. Accanto alla pratica artistica, Martina conduce percorsi di pittura emozionale e laboratori esperienziali nei quali il linguaggio del colore e della materia viene utilizzato come strumento di consapevolezza, ascolto e trasformazione. Vive e lavora in Friuli Venezia Giulia con il nome artistico MyOm Arte Grafica, proseguendo la sua ricerca tra arte materica, simbolismo e processi di rivelazione interiore."
Le esperienze di Martina nell'uso di diverse tecniche artistiche - dalla ceramica alla grafica - e la sua abilità nella combinazione di queste si riflettono nella sua opera pittorica e sono strumenti efficaci del suo personale e intenso messaggio artistico. I suoi volti di donna nascono da un percorso doloroso di esperienza interiore e di riflessione su temi ancor oggi difficili da trattare nella nostra società, quali la violenza di genere e il rispetto. I volti si fanno potenti testimoni a livello visivo di ferite profonde, fisiche ed emotive. Martina usa il segno grafico con un effetto di grande impatto emozionale, per dare evidenza a ciò che a parole è impossibile dire. Cosi colature d’oro - che ricordano l'arte ceramica del Kintsugi giapponese - solcano i segni sul viso, li riempiono e riparano, li fanno resistere/ri-esistere. Il volto violato riemerge con una straordinaria trascendente bellezza. In alcuni ritratti, fiori dai colori ardenti si impadroniscono dei contorni, fino a fondersi con l'incarnato e stillare gocce vistose, il colore è la manifestazione evidente della sofferenza, il fiore-simbolo ne esce trasfigurato e diventa messaggio manifesto. Ciò che accomuna queste donne è la forza di riscatto positiva che emana dallo sguardo, consapevoli e fiere, sono un messaggio di forza ritrovata e determinazione. Si diventa compartecipi del loro vissuto, toccati profondamente e ispirati dalla capacità di trasformazione e elevazione verso una nuova vita. Le sfumature di colore, brillanti e materiche sconfiggono il grigiore e portano speranza, il colore si fa mezzo per esprimere la volontà dell'artista di esorcizzare e superare i momenti bui, con l'impegno delle sue donne, padrone finalmente di s6 stesse, pronte a cambiare il mondo con I'obiettivo di renderlo migliore.
Daniela Magrin
2024:
2025
Mostra collettiva, Centro Culturale di Milano a cura di Jelmoni Studio Gallery
Mostra collettiva, Galleria Art Time di Udine
Mostra collettiva "Mondi senza tempo", a cura di Eclipsis Style Project, Assisi