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Amerigo Visintini

Data e luogo di nascita: Ronchi dei Legionari
Via Puccini, 27 – 3407 RONCHI DEI LEGIONARI
Tel. 0481777871 - Cell. 3463958027

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Biografia

Pittore, poeta, scrittore, Amerigo Visintini vive ed opera da sempre a Ronchi dei Legionari dove è nato nel 1934. Ha lavorato come impiegato tecnico alla Fincantieri di Trieste. Autodidatta, ha frequentato i corsi del prof. Francesco Tito presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Attivo nella pittura fin dagli anni Cinquanta (la sua prima partecipazione infatti a una mostra è stata in una collettiva regionale del 1952), vanta numerose e qualificate presenze a mostre e rassegne di pittura nazionali ed internazionali (in Francia, Austria, ex Jugoslavia, Svizzera, tra l’altro). Tra quelle nazionali il Premio Marzotto, Arte Sacra (Bologna), Villa Manin di Passariano (UD), Artisti della Fincantieri (Trieste), Premio Marzaroli (Salsomaggiore Terme e San Polo di Torrile, PR), Pittori per l’UNICEF (Roma), Premio Motta (Milano), I luoghi del Nievo (Portogruaro, VE), Biennale d’arte (Caorle, VE); inoltre presenze regionali, tra le altre, a Ronchi dei Legionari (1958, 1976, 1979, 1992), Monfalcone (1968, 1978, 1982-83, 1985,1987,1993,2000,2001,2002), Gorizia (1979, 1987), Trieste (1979), Staranzano (1985), Gradisca d’Isonzo (1987), Forlì (1990),Palazzolo dello Stella (1994), Forni di Sopra (1995); e ancora ad Aquileia, Grado, Udine, Azzano Decimo, Ruda, Duino, Cividale, Tolmezzo, San pier d’Isonzo (1977), Doberdò del Lago(1998), a Turriaco: “I racconti del silenzio”(2004), “Pittori dell’anima” (2008) e “Artisti in vetrina” (2009). “La Bisiacaria a San Marco”, itinerante, a Venezia nel Palazzo delle Prigioni a Ronchi dei Legionari nel palazzo Vicentini e a Turriaco nella Sala Consiliare (2010), “La Bisiacaria a Trieste”, itinerante, Palazzo del Consiglio regionale a Trieste (2011). E’ inserito nell’Annuario “Pittori e Scultori Contemporanei” edito dalla casa editrice Il Quadrato di Milano. Alla passione per la pittura l’artista accosta, a partire dagli anni Settanta, quella per la poesia espressa nel dialetto bisiaco, che lo ha portato ad affermazioni di rilievo anche in campo nazionale. Collabora pure a giornali e riviste locali. 

Recensioni

Di antichissimo tempo è l’intuizione che leggi comuni debbano governare la pittura e la poesia che pure sono fenomeni portanti con sé e in sé timbri e impronte di specifica e peculiare valenza d’originalità. E’ il concetto oraziano di ut pictura poesis che, con innocente forzatura ma con reale immagine, ci può far dire che la pittura è sorella della poesia: un’idea appunto remotissima che inizia in modo sistematico con Platone e Aristotele, si sviluppa nell’epoca ellenistica e si consolida nel Rinascimento per culminare nelle acute concezioni del Laocoonte di Lessing. E in Amerigo Visintini

questo nesso inscindibile tra poesia e pittura è stato ed è prassi costante e stabile, essendo comuni, identiche e ineludibili le esigenze delle verità celate da scoprire e portare alla luce; e in realtà tanto la sua poesia espressa nel dialetto bisiac quanto la sua pittura sono una cosa sola, l’identica ricerca delle voci e delle pulsioni del passato, del presente e del futuro.

La sua è una pittura emotiva, istintuale, spontanea, senza leziosità e bellurie inutili ma invece incisiva e capace di svelare atmosfere nascoste, immagini celate a prima vista che stanno dietro alle cose e che dunque occorre “sentire” per saperle cogliere nella loro esatta intensità, nella loro densa pregnanza; una pittura aspra, talora ruvida ma che poi sa addolcirsi e intenerirsi per approdare a visioni rasserenanti che in qualche modo celano e dissimulano la vorace fatica del vivere dei nostri tempi immiti e periclitanti. E ciò avviene proprio in grazia della poesia che alita tacita e misteriosa in ogni pennellata ed è particolarmente avvertibile nei paesaggi ispirati al Carso dove la poesia infatti aleggia con sottofondi teneri e malinconici ma sempre d’intensa partecipazione e adesione: il Carso è così reso poeticamente, come tensione dell’anima, come esplosione di vitalità in quei vividi rossi che s’accampano con ampi bagliori; e allora il Carso si trasforma, perde i suoi connotati duri e aspri per assumere parvenze e sembianze quasi magiche e irreali, in una magistrale fusione del dato figurativo e di quello aereo e impalpabile: e questa è poesia. Ma Visintini va poi oltre la poesia, s’addentra nel mistero del silenzio giacché i suoi quadri, se li si sa leggere, “parlano”, ci dicono di cose, ci raccontano di ricordi e di memorie, di storie e di accadimenti, anche di favole che possono ancora illuderci dolcemente; essi sono muti e silenziosi, certo, eppure hanno una loro lingua, una loro voce che l’artista fa immaginare e sottendere tra gli immoti paesaggi, tra le statiche vegetazioni di fiori e piante, tra gli

abbandonati scorci rustici di muretti, di coppi e di case sbreccate: i quadri così raccontano nel e in silenzio e questo silenzio ci parla a sua volta, ci racconta, ci ricorda infinite cose. E poi dal silenzio Visintini vira ancora verso la poesia, diventa un tenero e amabile affabulatore di una favola infinita, interminabile, eterna, mai destinata a morire: la favola silenziosa dell’uomo e della poesia.

 

      Tino Sangiglio



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